Cosa ne pensa il Presidente Malagò della Buona Educazione nello sport?

Il Coni Nazionale ha confermato la propria fiducia, anche per quest’anno, riconoscendo il proprio patrocinio alla Giornata Nazionale dei Giochi della Gentilezza 2019, Il Presidente del Coni, 

Giovanni Malagò,  con la propria esperienza, ha voluto dare il proprio contributo nel sensibilizzare i giovani alla pratica della gentilezza e della buona educazione, rispondendo ad alcune domande riguardanti l'argomento. Secondo lei in che modo si può essere "educati" verso gli altri nello sport? "E' molto semplice applicando le regole del gioco fedelmente e rispettando l'avversario". Quanto conta la buona educazione nello sport? "E' un fattore fondamentale per tutti. Essere educati nello sport significa anche farsi educare dallo sport. Proprio perché l'attività sportiva è fatta da un insieme di regole, adottare queste regole per i giovani significa crescere, con la consapevolezza che anche gli altri faranno altrettanto. In questo modo si creano i fondamenti del vivere civile e del rispetto reciproco." Uno dei momenti più gentili che si ricorda di avere visto durante la sua presidenza? "Ho visto con piacere nel tempo rivalutarsi la figura dei grandi atleti del passato. Donne e uomini che hanno fatto grande l'Italia dello sport nel mondo che a volte erano più celebrati all'estero che da noi. Il ricordo di questi campioni oggi rivive da qualche anno anche con la Walk of Fame la passeggiata dei famosi che abbiamo realizzato in collaborazione con la Commissione Atleti del CONI lungo i viali del Foro Italico di Roma. Una targa ben visibile a terra ricorda tutti i vincitori di medaglie olimpiche e pluricampioni mondiali che hanno lasciato il segno nelle diverse discipline onorando con gentilezza lo spirito sportivo." Una parola ed un gesto gentile che tutti i bambini che praticano sport dovrebbero conoscere? "Ci sono tanti episodi che soprattutto nel mondo giovanile meritano di essere citati e ricordati. Da alcuni anni il CONI ha istituito una borsa di studio in memoria di Ciro Esposito, vittima di scellerata violenza mentre si apprestava ad assistere ad una partita di calcio, con cui premia proprio un gesto gentile. C'è stato quindi il giovane schermidore che ha smentito l'arbitro che gli aveva assegnato la stoccata vincente uscendo così sconfitto nell'incontro finale. Episodio che in modi diversi si è concretizzato anche nel rugby e nel calcio. Ma nel campionato di calcio femminile lo scorso anno è successo anche qualcosa di diverso. Dopo un fallo di gioco la giocatrice infortunata è stata costretta ad uscire dal campo in attesa di essere raggiunta dal suo staff medico. La ragazza che le aveva causato l'infortunio è uscita anch'essa dal campo fornendole la prima assistenza. In questi casi non ci sono regole ma esiste la propria sensibilità e il senso di responsabilità che prevale. Essere gentili nello sport come nella vita significa farsi voler bene".