Giuseppe Lanzara, il Sindaco della Felicità, si racconta

Giuseppe Lanzara, Sindaco di Pontecagnano Faiano (Sa), che patrocinia la Giornata Nazionale dei Giochi della Gentilezza, definito anche Sindaco della Felicità, ha accettato di rispondere ad alcune domande riguardanti la 

felicità, la gentilezza, la buona educazione e la sua Comunità Locale.  

 

Come nasce l’idea di essere sindaco della Felicità?

L’idea nasce a pochi giorni dalla mia elezione a Sindaco e risponde a due precise esigenze. La prima era quella di testimoniare il mio stato d’animo e di tutti quelli che in massa avevano contribuito alla mia vittoria che era sinonimo di volontà di cambiamento e rivoluzione. Mi sentivo Felice e lo erano tutti coloro vicino a me perchè stavamo scrivendo una pagina nuova per la nostra città, nella quale ci saremmo adoperati con tutte le forze per riconsegnare alla comunità uno stato di benessere personale e collettivo. E poi, soprattutto, volevo rendere chiara la finalità per cui avevo desiderato indossare la fascia tricolore, che era e resta ancora oggi quella di produrre emozioni positive attraverso una serie di azioni concrete eppure legate alla diffusione dei più alti sentimenti: l’armonia, la condivisione, la soddisfazione, la fratellanza, l’accoglienza.

Perché è importante secondo lei essere felici?

Essere felici significa, a mio avviso, stare in pace con se stessi e con gli altri. Dunque la felicità fa bene a noi, ma anche e soprattutto alle persone che ci circondano. E cosa c’è di meglio che essere felici insieme, gli uni vicino agli altri, favorendo il nostro benessere e quello di chi ci sta intorno? Certo questo è un obiettivo elevato, a tratti irraggiungibile, però non bisogna perderlo di vista: il raggiungimento della felicità deve essere il fine ultimo della nostra esistenza, anche se spesso appare lontano, inarrivabile.

Come l’hanno presa i suoi concittadini questa scelta, insolita?

Ho ricevuto tante attestazioni di stima dai componenti della mia comunità e non solo. Tutti hanno compreso il segnale che volevo lanciare, ovvero quello di valorizzare i sentimenti unitamente alle azioni, che non sarebbero tardate ad arrivare.

Come Sindaco della Felicità, insieme alla sua giunta quali azioni avete già messo in atto, per perseguire questo obiettivo?

Tutte le nostre azioni perseguono il fine ultimo della felicità. La ricollocazione della Guardia Medica sul nostro territorio dopo 20 anni di assenza, una dura lotta all’abusivismo con conseguente sgombero dei fabbricati non a norma, la riqualificazione della zona mare, l’organizzazione di grandi eventi culturali ed aggregativi, l’attuazione di politiche per il sociale, una serrata campagna di educazione ambientale e molto altro ancora contribuiscono a far sì che tutti, indistintamente, possano vivere in un contesto più sano, più tranquillo, ricco di opportunità per coltivare la bellezza, l’incanto, la vita.

Qual è secondo lei la ricetta della Felicità?

Non la saprei indicare purtroppo. In linea di massima potrei affermare, parafrasando Antoine de Saint-Exupery,  che la felicità, quella autentica, deriva dall’entusiasmo di creare cose nuove. Ecco, la ricerca continua di nuovi progetti, prospettive e possibilità, potrebbe essere una buona ricetta per raggiungere la tranquillità e l’equilibrio.

Perché la scelta di nominare gli assessori al Futuro, alla Bellezza, all’Uguaglianza, alla Crescita?

Anche in questo caso, volevo sottolineare emozioni e concetti positivi in modo da trasmettere ai miei concittadini l’idea di un cambiamento culturale, finanche lessicale, che arrivasse dritto al cuore di ognuno di loro.

In questo anno di amministrazione ci sono stati dei cambiamenti positivi significativi nella sua Comunità Locale?

Ce ne sono stati diversi e tutti portano la firma di un’Amministrazione attenta a rivoluzionare lo stato delle cose preesistenti sulla base di valori quali legalità, solidarietà, unione. Abbiamo lavorato sulla salute, sul senso di appartenenza, con e sulle scuole, abbiamo dato priorità ai bambini che ritengo, anche in qualità di padre di Carmine e Lorenzo (di 7 e 5 anni), il vero motore del nostro progetto. Ci siamo dati da fare perchè ritornasse una visione ottimistica dopo anni di problemi e di grigiore.

Le coppie del suo Comune sono state felici, dell’opportunità che ha dato loro di trascorrere una serata come coppia, facendo lei da Baby Sitter? In questo caso quale obiettivo per la felicità si era proposto?

Non può immaginare la reazione dei cittadini: quante parole di apprezzamento, di ringraziamento, quanto entusiasmo per la nostra iniziativa. Una coppia, al culmine della serata romantica trascorsa in pizzeria mentre io con decine di animatori mi occupavo dei loro figli nel Palazzetto dello Sport, mi ha riferito: “Da nove anni avevamo rinunciato a festeggiare S. Valentino per via dei nostri bambini. Abbiamo trovato finalmente una brava persona a cui affidarli”. Naturalmente la felicità degli altri, quella sera, ha influito sulla mia: mia moglie ha dovuto riunciare alla nostra tradizionale cenetta per fare anche lei da baby sitter. È chiaro che la sera dopo ho dovuto recuperare e la felicità è presto tornata anche in famiglia.

Consiglierebbe ad altri sindaci di divenire Sindaci della Felicità? Perché?

Lo farei perchè con questo appellativo si induce in qualche modo a ripensare alla figura del Sindaco: non più un’entità astratta, lontana, inarrivabile, ma un comune cittadino che tiene alla popolazione che rappresenta e vuole determinarne migliori condizioni di vita. Ripensare a questa funzione ed al potere anche umano che essa assume è già un primo passo verso la felicità.

Un buon esempio, o anche di più, di gentilezza nel suo Comune?

Io cerco quasi sempre di praticare gentilezza: non urlo, non arrivo allo scontro, cerco di pormi verso gli altri in modo pacato ed educato. Alcuni lo interpretano come un pregio, altri invece come una debolezza perchè la funzione di “capo” a volte implica fermezza e pugno duro. Ad ogni modo chiedo ripetuamente a chi mi circonda di provare a fare altrettanto, specie nella Casa Comunale, che è il luogo per antonomasia in cui tutti devono sentirsi rappresentati ed a proprio agio. Tuttavia, fra le tante figure che mi affiancano in quest’ardua impresa, quella che meglio si collega al concetto di gentilezza è il Consigliere Comunale Rosa Lembo. Donna di grande valore umano e professionale, dirigente amministrativo in un istituto del comprensorio e mamma, racchiude in sè garbo, mitezza, cordailità, eleganza. Una persona da erigere a modello: se pratichi la gentilezza ad oggi sei quasi un eroe.