La garante dott.ssa Filomena Albano risponde sulla gentilezza ed i bambini

La Dott.ssa Filomena Albano, garante dei  Diritti per l'Infanzia e l'Adolescenza (che patrocina la 4° Giornata Nazionale dei Giochi della Gentilezza) risponde ad alcune domande riguardanti la gentilezza ed i bambini.

 

1)     Un buon esempio di gentilezza e buona educazione a cui ha assistito durante la sua attività di garante?

Mi sono trovata di fronte a esempi di gentilezza quando ho ricevuto le lettere di bambini e ragazzi: le apprezzo molto perché hanno dedicato tempo a scrivermi pensieri e ringraziamenti. In particolare ricordo con affetto una lettera scritta da un bambino fragile della provincia di Napoli dopo un incontro nella sua scuola, il quale chiedeva di poter realizzare il suo sogno di giocare a calcio. Allo stesso modo mi riportano alla memoria un approccio gentile le parole contenute nei messaggi che mi hanno inviato i ragazzi dell’area penale esterna, vale a dire quei giovani che seguono un percorso educativo fuori dagli istituti di pena minorili pur avendo violato la legge. In ognuna di queste lettere ho trovato semi di gentilezza, segno che nulla è perduto, anche in situazioni difficili.

2)     In che modo la Buona Educazione e la gentilezza possono accrescere il benessere dei bambini?

La buona educazione e la gentilezza sono essenziali per l’armonia dei rapporti, favoriscono gli incontri e l’apertura verso l’altro. Una persona maleducata e sgarbata non facilita certo la relazione, bensì la pregiudica. Anche per questa ragione uno dei compiti dell’Autorità, previsti nella stessa legge istitutiva, è quello di promuovere la cultura della mediazione, la quale implica il saper mettersi nei panni dell’altro. Il benessere non è solo legato alla salute, ma ha anche a che fare con tutto ciò che migliora lo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale di bambini e ragazzi.

3)     In quale modo i genitori possono essere un buon esempio di buona educazione e gentilezza per i bambini? E i bambini per i genitori?

I bambini prima ancora di apprendere attraverso nozioni seguono gli esempi: i genitori sono i primi adulti di riferimento ai quali i più piccoli si rifanno. Se già all’interno delle mura domestiche si acquisiscono buone maniere e l’educazione che ricevono è coerente con i principi della Convenzione di New York – come dignità, pace, tolleranza, libertà, uguaglianza e solidarietà – avremo di sicuro offerto un buon esempio. I bambini, allo stesso tempo, possono esserlo per gli adulti: basterebbe ascoltarli, talvolta si apprendono grandi lezioni.

4)     Secondo lei come si può allenare la gentilezza e la buona educazione nella quotidianità?

Ognuno di noi si può “allenare” quotidianamente nel proprio ambito di convivenza: per esempio gli studenti a scuola rispettando il ruolo dell’insegnante, i compagni, il personale scolastico, le aule e gli spazi comuni. Oppure possono allenarsi alla gentilezza praticando uno sport nel rispetto delle regole del gioco. E ancora: al parco divertendosi insieme agli altri bambini e dando a tutti le stesse opportunità di giocare. Non serve un impegno speciale, basterebbe semplicemente rispettare le regole e cercare di non arrecare discapito agli altri.

5)     Il diritto di un bambino a essere circondato dalla gentilezza (anche se non è espressamente citato nella carta dei diritti dell'infanzia), quanto conta?

Conta tantissimo: un bambino sereno, amato, stimolato sarà un adulto migliore. L’infanzia è la nostra cartina di tornasole. Se non viene riconosciuto il superiore interesse del minore si pregiudica il sano sviluppo dei bambini e dei ragazzi che un domani saranno adulti. Il diritto alla gentilezza, anche se non espressamente previsto, può essere comunque ricondotto ad altri diritti, in primis al diritto a non essere discriminati. Ancor oggi non sono garantiti gli stessi diritti a tutti i bambini, la gentilezza è un approccio iniziale rispetto all’esigenza di non discriminare le persone di minore età.

 

6)     Una parola gentile che secondo lei tutti i bambini e gli adulti dovrebbero usare più spesso per vivere in armonia?

La parola è “Grazie”. Grazie è sicuramente una risposta che andrebbe usata più spesso. Viene utilizzata per esprimere la propria gratitudine, ci permette di riconoscere all’altro una gentilezza nei nostri confronti. Mi piacerebbe sentirla più spesso, specie tra i bambini. Non si deve temere di inflazionarla, anzi usandola se ne accresce il valore.

7)     In che modo l'Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza si occupa di gentilezza e buona educazione?

L’Autorità se ne occupa promuovendo numerosi progetti. Uno di questo è rappresentato delle “conferenze ludiche” nelle scuole per diffondere la conoscenza della Convenzione di New York e aumentare la consapevolezza tra i bambini di essere soggetti titolari di diritti. In tali occasione chiediamo agli alunni delle scuole primarie di riscrivere i diritti della Convenzione di New York alla luce dei loro bisogni di oggi. I bambini hanno raccolto con entusiasmo l’appello e hanno “inventato” nuovi diritti. Tra questi c’è il diritto alla bellezza, il diritto al gioco, alla lentezza e al sogno; il diritto alla salute e al sorriso; il diritto all’ascolto e a esprimere le proprie idee. Tutti diritti che evocano in qualche modo forme di gentilezza verso l’altro e verso l’ambiente che ci circonda.

 

8)     Conosce un gioco da proporre, come Gioco della Gentilezza, a tutela dei diritti dei bambini?

Non c’è un gioco in particolare, di sicuro incoraggerei tutti i giochi che permettono la convivialità, il dialogo, la vita all’aria aperta e stimolano al rispetto delle regole e dell’altro. Ecco, mi piacerebbe vedere più bambini in un prato e meno davanti ai videogiochi.

 

9)     Visto che tra i 4 ambiti trattati quest'anno dalla Giornata Nazionale dei Giochi della Gentilezza, vi è mantenere pulito ed in ordine l'ambiente in cui si vive, secondo lei quanto influisce il diritto alla Bellezza (una delle conoscenze gentili), nella crescita di un bambino?

È fondamentale. Un ambiente armonioso, pulito, accogliente si ha voglia di viverlo appieno. Peppino Impastato diceva: “Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà (...) bisognerebbe educare la gente alla bellezza perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione, ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”. Così è, e a maggior ragione, anche per i bambini. Qualche mese fa ho ricevuto una lettera da una scuola di Altamura che ha chiesto di “difendere” la loro terra, i loro ulivi, i loro paesaggi e le distese di grano. La lettera chiudeva con un appello: aiutaci a prenderci cura del nostro ambiente perché ci sono bambini che a causa dell’inquinamento non possono esercitare i loro diritti. I bambini hanno ragione e proprio la Convenzione Onu all’articolo 29 invita a sviluppare tra i più giovani il rispetto dell’ambiente naturale.

 

Roma, 7 agosto 2019